sabato 25 febbraio 2012

e tu arrivi con una torta appena fatta (vegana sì sì, però buona!) e mi parli sottovoce.
e io ti scrivo mail senza saperti dire quello che vorrei dirti
e tu mi mandi canzoni da scaricare e mi porti cd da copiare sul mio pc.
e io a teatro ballo, e tu ti avvicini ma non osi, e io mi allontano ballando.
e io quel giorno ho sorriso poi pianto poi sorriso di nuovo.
"oggi sono felice, e non sapevo come dirlo. ciao, fra"
e tu mi rispondi alle due di notte e io non capisco se sei felice anche tu.
e io ti vedo arrivare in punta di piedi poi piano mi dici che "lamedancer è tornata"
allora io scatto albe del nuovo giorno della mia vita,
ti saluto con la mano e ti porto con me
e forse tu non ci sarai, e va bene uguale, perchè alla fine io quello che ti dovevo dire te l'ho detto, perchè alla fine so che saremo abbastanza forti e intelligenti per assolverci, perchè sono rimasta sola e sì sì ho avuto paura, e mica non ne avrò più, però... però il referto medico parla chiaro: e non sei stato tu e non sono stata io , è successo e basta, e adesso la malattia s'è fermata, allora io adesso

io adesso vado
se giri un pò lo sguardo mi trovi:
son lì, che danzo.

I will return here one day
and dig up my bones from the clay
I buried nails and strings and hair
and that old tooth I believe was a bear's

I held my hand in the fire
it burned me down to the wires

blood suckers hide beneath my bed
And black fumes of skin so gently bled
I slept with a cat on my breast
slowing my heart stealing my breath

at sunrise the monkeys will fly
and leave me with pennies in my eyes

I will return here one day
and dig up my bones from the clay
I buried nails and string and hair
and that old tooth I believe was a bear's

at sunrise the monkeys will fly
and leave me with pennies in my eyes

domenica 5 febbraio 2012

snowing on absence



La neve copre, e sembra che sotto non ci sia più niente. Ma non è vero.
Non è vero, amico bello e lontano. Non ci credere mai.


martedì 17 gennaio 2012

Mr Gwyn e pensieri in ordine sparso (l'amore ritrovato)

"Rebecca pensò che quell'uomo la amava, solo che non lo sapeva, e non lo avrebbe mai saputo."

O. parla al telefono - quando ha iniziato a squillare, nel caos del ristorante all'ora di pranzo  mi ha fatto prima vedere lo schermo dove compariva il suo nome. La tazzina di caffè tremava un pò, caffè d'orzo lungo, mi guardavo intorno, quando ha detto "sì te la saluto" ho allungato d'istinto una mano verso il telefono, d'istinto ho detto "passamelo", un filo di rabbia nella voce ma forse era solo voglia di piangere. La sua voce dopo quasi un mese, scherzavamo sulle nostre ultime parole scritte, ci prendevamo in giro, ridevamo, ho adorato restare in quella risata continua e calma.
"cosa fai?" era la domanda più irrilevante che potessi fargli, ma lui mi ha risposto:
vado a bologna con L., andiamo in giro per negozi e poi al cinema a vedere un film in lingua originale.
la mia voce mantiene l'aplomb lontana di una vecchia amica - "che bello!" - vorrei solo mettermi a piangere mentre premo forte una mano sull'orecchio per nascondere i suoni del mondo intorno, premo troppo, mi faccio male.
mi chiede se mi serve qualcosa da bologna, so che la voce mi si sta spezzando allora rido soffocata, prendo fiato, lui continua "dalla feltrinelli international?" - io premo forte forte la mano sull'orecchio, devo trovare un dolore che superi l'altro, distrarmi dal ricordo di noi due che ci aggiriamo alla feltrinelli uscendo da lì pieni di libri in inglese.
"no, no grazie"

in questi giorni non sono i ricordi spietati - quelli che tengono in piedi ripetendosi mai più - ma quelli dolci, ad arrivare alla memoria accompagnandomi nelle ore nei minuti nei giorni di questo mio tempo. sono le mani nei capelli, gli abbracci, gli sguardi, gli occhi dritti negli occhi.
mi viene da pensare: come si può fuggire con così tanta tenacia e spavento se non si è provato qualcosa di molto forte?
in questi giorni, non riesco a credere nel non amore, smontando tutti i mesi che sono passati, mentre convincendomi del contrario ricostruivo una casa crollata.
poi, mi capita un libro che parla esattamente di questo. come ho già detto, ieri ho lasciato che fino all'ultima riga mi ribaltasse dentro, ribaltasse tutta la costruzione, tutta me, tutti i pensieri, tutto il "lavoro".
l'ho riposto con cura nella libreria, non appena finito, un gesto veloce e pulito, il dorso della copertina con quel suo colore così neutro da sembrare quasi invisibile.

"Si alzò e cercò un gesto da fare. Qualcosa di semplice. Prese a riordinare i libri che giacevano un pò dappertutto, in giro per la casa. Intanto pensava alla tardiva dolcezza di Jasper Gwyn, rigirandosela nella mente, nel piacere di osservarla da ogni lato. Lo faceva nella luce di una felicità strana, che non aveva mai provato, e che pure, le parve, aveva portato con sè per anni, aspettandola. le sembrò impossibile essere riuscita a fare altro, in tutto quel tempo, che custodirla e nasconderla. Di cosa siamo capaci, pensò. Crescere, amare, fare figli, invecchiare - e tutto questo mentre anche siamo altrove, nel tempo lungo di una risposta non arrivata, o di un gesto non finito. Quanti sentieri, e a che passo differente li risaliamo, in quello che sembra un unico viaggio."
(A.Baricco - Mr. Gwyn)

martedì 27 dicembre 2011

where am i going now


Ripasso a memoria il suo volto degli ultimi due giorni, i toni dimessi, gli occhi tristi e le labbra di quando si arrabbia. Penso alla sua nuca, che ieri sera ho guardato sfuggente come l'unica cosa che di lui potessi guardare senza dovermene vergognare. Penso che era a portata di una mano, che avrei allungato per una carezza.  Una carezza sui capelli. Senza niente da dire. Senza parole in aggiunta. Penso: come è accaduto che io sia arrivata a questo? Come ho fatto ad arrivare fin qui, accumulare tutto questo dolore, questo svilimento di amore grande. Penso che se lo avessi fatto prima, se lo avessi fatto! : arrivare un giorno fin sotto casa sua. Hey... gli avrei detto... Hey... E poi solo abbracciato stretto.

venerdì 2 dicembre 2011

Ben tornato

vuoi sapere come si fa?
si lascia tutto. si lascia che sia.
si spre la porta e si aspetta sul pianerottolo col cuore che va, che va forte.
e poi, e pi come si fa?
e poi si sorride, e che si veda la felicità, nel sorriso, nell'aprire la porta. entra! ciao!
così.
e il suo profumo buono invade la stanza, e profumo di mandarini, e guardare sorpresi la faccia antica nuova speciale - guarda....adesso alza il sopracciglio!
si lascia entrare. fuori, per un paio d'ore, tutto il resto. sospensione del dolore.

ciao...
buona notte...
grazie per essere venuto....

mercoledì 30 novembre 2011

dammi tu la voce: io ti presto me.

dammi tu la voce. io, è come se l'avessi persa. però io lo so che tu conosci i miei pensieri, te li ho affidati, snocciolandoli come un rosario, sera dopo sera, un pochino ogni giorno, e li hai presi.
dammela tu, la voce, perchè non la voglio più usare. e scusa. scusa se ti chiedo questo. mi chiedo sempre quanto sia giusto chiedere.
allora no, ti dico.
ma cosa posso dirti? le mie cose sono piccole piccole.

ti racconto di un improvviso volo di uccelli in stormo, il rumore che hanno fatto... fffrrrrrrrrrrrr... forte forte, e abbiamo alzato gli occhi e abbiamo fatto silenzio.... fffffffrrrrrrrrr....... come un messaggio, come il mondo che si muove, tutto intorno, e noi piccoli piccoli a sprecare parole di no di non di mai di più e loro sono volati violenti bellissimi tutti assieme, chissà dov'erano nascosti, chissà cos'hanno ascoltato, chissà quale tramonto li ha chiamati, quale urgenza, quale stanchezza, quale vita forte, più forte della nostra.
o della luna, ti racconto? quando la cerco, come un bisogno. delle notti in cui ho cercato di fermarla in uno scatto, e poi una sera, con l'obiettivo puntato su di lei qualcuno mi ha detto la luna è l'unica cosa che non si può fotografare, non lo sai? e allora ho abbassato la macchina fotografica, e ho smesso di provare a prenderla, e adesso io la guardo - tutte le sere la guardo - e so che non posso prenderla ma non importa, so però che lei se la cerco la trovo, e questo basta.
una sera al telefono mi sono affacciata e lei era lì. rossa.
esci! ho detto. esci fuori! guardala! è...bellissima!
ho sentito il portone che si apriva e poi si chiudeva, i passi che facevano le scale e poi sul ghiaino intorno a casa.
ma niente, non l'ha vista.
è bellissima, ho ripetuto, anche se non la vedeva.

ieri notte a letto ho letto ad alta voce cattedrale, di raymond carver, in inglese, non so a chi, ma l'ho letta a qualcuno. c'è questo cieco che mette la mano sopra la mano del protagonista e gli chiede di disegnare una cattedrale, e lui la disegna, con la mano del cieco sopra la sua. quando ha finito il cieco gli chiede allora? com'è? com'è venuta? e il protagonista chiude gli occhi e sta con gli occhi chiusi. è bellissima, gli risponde.
mi commuove sempre e non ho ancora capito perchè.


e forse tra poco andrò in terrazzo, che la notte sento il respiro pesante delle finestre aperte che dormono, sento che la gente dorme, e che allora va tutto bene se intorno a me dormono e io sento i loro respiri pesanti dei sogni, e posso restare calma e ferma anch'io, a guardare la luna, o il cielo o, se sono fortunata, le stelle.
una notte mi inviò una mail con la foto di un cielo stellato, niente testo, solo una foto, ci sono ricapitata stasera, l'avevo scordata.
io so solo che riesco a riordinare le cose col cielo nero. quello del sonno degli altri, del nascosto, del silenzio, della quiete, quello dove tutto è possibile perchè niente è ancora iniziato, il cielo nero che partorisce luna e stelle oppure niente, il cielo nero delle nuvole nere, quello che se ci sei lì davanti, puoi chiamare - capito? - puoi chiamare a gran voce, e non fai danno a nessuno, fai piano, col cielo nero, non fai rumore, rispetti il sonno, e i respiri pesanti e il passante solitario e le coppie che si baciano sotto casa, e puoi chiamare.
Io lo chiamo sempre, tutte le notti, anche se non mi sente.
anche se non verrà.

sabato 26 novembre 2011

a te, invece, lo dico con una canzone

"Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c'entra la pazzia. E' genio, quello. E' geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna, una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo. Il padre che non sarò mai l'ho incantato guardando un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere niente di quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere l'ultima cosa che guardava al mondo, quando se ne andò, guardandomi negli occhi, non fu lui ad andarsene ma tutti i figli che mai ho avuto. La terra che era la mia terra, da qualche parte del mondo, l'ho incantata sentendo cantare un uomo che veniva dal nord, e tu ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, i monti intorno, il fiume che adagio scendeva, la neve d'inverno, i lupi la notte, quando quell'uomo finì di cantare finì la mia terra, per sempre, ovunque essa sia. Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che avevi, negli occhi, io li ho visti, tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato, sono venuti via con te. Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto gli immani iceberg del mare del Nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho detto addio alla rabbia quando ho visto riempire quasta nave di dianmite, ho detto addio alla musica, la mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un istante, e ho detto addio alla gioia, incantandola, quando ti ho vistro entrare qui. Non è pazzia, fratello. Geometria."

(A. Baricco - Novecento)