lunedì 24 gennaio 2011

pensavo

che mi ha portato in ospedale
quella volta che ti sei sdraiato sopra di me su un prato
che ti ho risposto allegra e tu sei scoppiato a piangere
quella notte quando mi hai svegliato con un messaggio
quando siamo andati a londra e poi siamo tornati indietro
quella volta che hai urlato al telefono siamo solo amici
quando mi hai svegliato di domenica mattina con un vassoio di paste
la notte che ti ho dato la buonanotte e tuo padre era morto
quando in chiesa ti ho trovato gli occhi e siamo restati fermi a guardarci
quel giorno che mi hai detto ho paura
quel giorno che ti ho detto ho paura
il pomeriggio al mare soli io e te
le vetrine illuminate e noi a guardarle
la sera che ti ho detto ti voglio bene, e la sera che non mi hai risposto.

http://www.youtube.com/watch?v=UHPpObMQnik

(io non so se l'amavo ma camminava con me)

venerdì 21 gennaio 2011

un giorno

"C'è un bar a b.s.m., i gemelli" - rideva divertito - "è così kitch! lo devi vedere!"
"Sì? ci andiamo un giorno?"
"sì sì lo devi vedere... un giorno ci andiamo!"

Ci sono andata. Oggi.
Fuori colavano rivoli di pioggia dal tendone. La musica alla radio era sintonizzata su radio subasio. C'è una foto di Gesù dietro al bancone e la cameriera è una ragazzetta molto bella molto velina. Le facce e le voci degli avventori sono tipiche dell'interland. Il mio cellulare sul tavolino, vicino al caffè d'orzo. Guardavo l'acqua colare dal tendone, il grigio fuori.
Sono dai gemelli. E' kitch davvero!

A colare, come l'acqua fuori, come il grigio intorno, sarebbe "sono dai gemelli, pochi chilometri e potrei essere a casa tua è kitch davvero e tu mi manchi e se solo mi rispondessi sì io ti prenderei e ti porterei via o mi farei portare via da te e se "un giorno" arrivasse prima che mi prenda la stanchezza, la non speranza, se arrivasse facile e pieno di possibilità, di fare di andare di essere tutto ciò che si vuole, allora io"

Non ho inviato nessun messaggio. Ero con P. Mi fa stare bene. Ma mi veniva da piangere, e non so perchè.

(...dai ci andiamo un giorno? - un giorno ci andiamo!)

mercoledì 19 gennaio 2011

and when it rains you're here in my head

e io mica so perchè sto piangendo e mica so perchè mentre piango mi esce un sorriso. ti ho lasciato pochi minuti fà e lasciarti non vorrei mai, e ti ho così cercato, così cercato, e ti ho salutato come volessi scacciarti, e poi ti ho guardato e poi invece ti ho ascoltato, e poi ti ho guardato, di nuovo, mentre gli occhi ti si riempivano di lacrime e mi raccontavi la morte e mi è venuta tutta addosso e

e poi mando in loop la canzone che mi ha riaccompagnato a casa mentre guidavi, e il tuo bacio schivo sulla porta di casa e mi vien da piangere e mi scappa un sorriso e

(stasera piove, amore bello e triste, e quando piove quando piove quando piove
chi non c'è più torna)

"i think it's dark and it looks like rain" you said
"and the wind is blowing like it's the end of the
world" you said "and it's so cold it's like the
cold if you were dead" and then you smiled for
a second.

"i think i'm old and i'm in pain" you said
"and it's all running out like it's the end of the
world" you said "and it's so cold it's like the
cold if you were dead" and then you smiled for
a second

sometimes you make me feel like i'm living at
the edge of the world like i'm living at the edge
of the world "it's just the way i smile" you said http://www.youtube.com/watch?v=tAZcVkAPkZI

lunedì 27 dicembre 2010

non ricordo più qual'era la canzone che ascoltavo mentre guidavo e il telefono ha squillato ed eri tu, che eri felice. e io ho accostato la macchina per poter essere felice con te, e farmi chiamare con nomignoli strani. era una giornata di sole, questo lo ricordo, e io stavo andando a pranzo dai miei, ed ero già in ritardo ma non mi importava.
oggi, dopo mesi, mentre guidavo per andare a pranzo dai miei, ci ho ripensato, la strada è sempre la stessa, e anche oggi c'era il sole. ma non ricordo la canzone, quella proprio no.

mercoledì 15 dicembre 2010

stanotte c'era qualcuno nella mia casa. faceva rumore, si muoveva e si muovevano le ombre. passava dalla mia camera da letto alla cucina. ho trattenuto il respiro a lungo, sotto le coperte. i muscoli contratti e gli occhi sbarrati. il cuore mi batteva forte, di paura. intanto passavano le ore, e io restavo con gli occhi sbarrati, a leggere le ombre. le due... le tre... le tre e mezza... le quattro. come provavo a chiudere gli occhi un rumore insolito mi destava di nuovo, ancora e ancora. allora ho iniziato a pregare un'ave maria. ne ho contate dieci, poi ho smesso di contare. a tratti non ricordavo le parole, a tratti la preghiera scivolava via senza inciampi, il cuore continuava a battermi forte. poi non ricordo più. forse a un certo punto ha vinto il sonno, o forse mi sono solo arresa, e ho lasciato che chiunque fosse restasse lì con me.
questa mattina il mondo alla finestra era tutto coperto e silenzioso e bianco, all'interno tutto era come l'avevo lasciato: la tovaglia con le briciole, il portacenere con una cicca di sigaretta, le pentole sul lavandino. ho messo su il caffè, letto un messaggio di un'amica, acceso il computer per cercare una canzone. il giorno è iniziato così, o forse non è ancora iniziato, la mia camera da letto è rimasta buia, non ho alzato la serranda, le coperte hanno trattenuto il calore e la paura, so che non appena tornerò lì, a riposarmi, con me tornerà la notte appena passata. ma non importa. ho acceso una candela profumata che non profuma, o forse sì. cerco di capire se ho fame, se il giorno è iniziato veramente, se la candela ha un buon profumo. se davvero tutto è come l'avevo lasciato.
http://www.youtube.com/watch?v=sdy4ell_dtM

martedì 14 dicembre 2010

E mentre guido le ossa ghiacciate mi danno una strana febbre. I bocchettoni mandano aria calda tutto intorno e i fiocchi bianchi vengono incontro al parabrezza, velocepiano, scomposti e silenziosi. Abbasso il finestrino e lascio che la neve mi cada sul fianco coperto dal cappotto. Divento bianca – come dentro, come fuori. E penso che non ho mai avuto tanta paura di perdere qualcuno come ho paura, adesso, di perdere te.
 Non mi arrende la musica, che faccio suonare alta: questa neve intorno è troppo silenziosa, troppo fredda, troppo bella. Sono calda di febbre. Poi passerà. Lo so.
Divento bianca. Come dentro. Come fuori. Scivolo sui pensieri come le ruote sulla strada. Quel giorno io ho visto due arcobaleni. E non te l’ho potuto dire.

sabato 11 dicembre 2010

                                  come si fa ad aver paura di perdere qualcosa che non si ha?