E se ti copro o mi copro, mi faccio tutta un abbraccio, m'abbasso di silenzio, reclino fino al limite opposto di te, mi faccio dentro senza lasciarti fuori; se avvolgo poi quello che avrei potuto - io con te - ma senza scordare avvolgo, senza attesa con acqua e sole e vento e poi con tutto quello che viene, dopo.
domenica 15 aprile 2012
domenica 8 aprile 2012
Pasqua
Il cameriere diventa bello quando sorride. Aspetta che ci alziamo da tavola per dare la mano al bà alla mà e a mio fratello augurando Buona Pasqua. Io mi alzo a testa bassa, studio il percorso alternativo tra i tavoli per poter svicolare dall'imbarazzo della stretta di mano, ma lui mi attende fermo in piedi, è davanti a me e sorride. La sua mano è calda e ferma, non ha paura, ha lo slancio poi di darmi due baci, sorride dolce e io non lo guardo mentre lo ringrazio.
Al distributore di benzina davanti casa dei miei un signore in motorino chiede una carta da cinque, ha la mano piena di spiccioli. Guardiamo ognuno nel portafogli. Nessuno di noi ha una carta da cinque euro. Il bà, non so perchè, insiste che gli dia tutti gli spicci che ha trovato nella tasca della sua giacca e che mi ha fatto scivolare sulla mano. Così, con la mano piena di monetine apro lo sportello della macchina e trovo la mano aperta del signore davanti a me. Non lo guardo, mi concentro su quella mano, stando attenta che le mie dita maldestre non facciano cadere a terra qualche moneta nel passaggio dalla mia mano alla sua. Da sopra la mia testa la sua voce mi dice, col palmo aperto pieno di spiccioli, "non mi servono le monete, le ho: mi serve una carta da cinque".
Di nuovo, senza alzare gli occhi da quella mano, riprendo una a una tutte le monetine che gli ho appena dato, le mie dita sfiorano il suo palmo, ha la pelle fredda e morbida, ha l'unghia del mignolo molto lunga e gialla.
Mi dispiace, vorrei dirgli, mi dispiace, ma non dico niente, e con il pugno chiuso stretto stretto sugli spiccioli del bà richiudo lo sportello della macchina e parto.
Vola basso basso, sulla superficie dell'acqua, piove a vento e alle mie spalle c'è il rumore di acqua agitata. Non riesco a fermarne il volo, la telecamerina del mio cellulare ha un tempo di scatto troppo lungo, e già è passato e se n'è andato, una donna chiama forte "john vieni qua!" chissà, forse è un cane. Anche il mio tempo di sguardo è troppo lungo, e dallo specchietto retrovisore già non vedo più nessuno.
Intanto continua a piovere, e intanto continua il rumore di acqua mossa, intanto continua a non esserci nessuno in questa ora e in questo angolo di mare, mentre rimango ad aspettare voli da afferrare e fermare in quadro, mentre le gocce sul vetro sgocciolano giù piano. Finchè riesco e lo trovo, aspetta aspetta aspetta vorrei dirgli, vola un pò più piano per favore, o vienimi vicino, ma lui non vola piano, nè mi vola vicino: è il vento che lo porta e lui si lascia portare, ed è la pioggia che lo bagna e lui si lascia bagnare. E lascia me, con l'obiettivo in mano, benevolo nel suo volo libero, lascia prendersi per un microsecondo, quando alzo lo sguardo già non c'è più.
Mi basta quell'attimo, il particolare piccolo, piccolo eh, ma afferrato, fermato in qualche modo, in una stretta di mano, in un pugno pieno di monetine e in uno scatto lento lento.
Mentro torno a casa penso con sollievo che seppur abbia dimenticato di innaffiare le primule ci ha pensato la pioggia, e mentre penso a questo giorno benevolo penso a te, senza fretta o confusione, e mi s'allarga il sorriso, e canticchio piano una canzone, sbagliando le parole, chè io lo spagnolo mica lo so!
Al distributore di benzina davanti casa dei miei un signore in motorino chiede una carta da cinque, ha la mano piena di spiccioli. Guardiamo ognuno nel portafogli. Nessuno di noi ha una carta da cinque euro. Il bà, non so perchè, insiste che gli dia tutti gli spicci che ha trovato nella tasca della sua giacca e che mi ha fatto scivolare sulla mano. Così, con la mano piena di monetine apro lo sportello della macchina e trovo la mano aperta del signore davanti a me. Non lo guardo, mi concentro su quella mano, stando attenta che le mie dita maldestre non facciano cadere a terra qualche moneta nel passaggio dalla mia mano alla sua. Da sopra la mia testa la sua voce mi dice, col palmo aperto pieno di spiccioli, "non mi servono le monete, le ho: mi serve una carta da cinque".
Di nuovo, senza alzare gli occhi da quella mano, riprendo una a una tutte le monetine che gli ho appena dato, le mie dita sfiorano il suo palmo, ha la pelle fredda e morbida, ha l'unghia del mignolo molto lunga e gialla.
Mi dispiace, vorrei dirgli, mi dispiace, ma non dico niente, e con il pugno chiuso stretto stretto sugli spiccioli del bà richiudo lo sportello della macchina e parto.
Vola basso basso, sulla superficie dell'acqua, piove a vento e alle mie spalle c'è il rumore di acqua agitata. Non riesco a fermarne il volo, la telecamerina del mio cellulare ha un tempo di scatto troppo lungo, e già è passato e se n'è andato, una donna chiama forte "john vieni qua!" chissà, forse è un cane. Anche il mio tempo di sguardo è troppo lungo, e dallo specchietto retrovisore già non vedo più nessuno.
Intanto continua a piovere, e intanto continua il rumore di acqua mossa, intanto continua a non esserci nessuno in questa ora e in questo angolo di mare, mentre rimango ad aspettare voli da afferrare e fermare in quadro, mentre le gocce sul vetro sgocciolano giù piano. Finchè riesco e lo trovo, aspetta aspetta aspetta vorrei dirgli, vola un pò più piano per favore, o vienimi vicino, ma lui non vola piano, nè mi vola vicino: è il vento che lo porta e lui si lascia portare, ed è la pioggia che lo bagna e lui si lascia bagnare. E lascia me, con l'obiettivo in mano, benevolo nel suo volo libero, lascia prendersi per un microsecondo, quando alzo lo sguardo già non c'è più.
Mi basta quell'attimo, il particolare piccolo, piccolo eh, ma afferrato, fermato in qualche modo, in una stretta di mano, in un pugno pieno di monetine e in uno scatto lento lento.
Mentro torno a casa penso con sollievo che seppur abbia dimenticato di innaffiare le primule ci ha pensato la pioggia, e mentre penso a questo giorno benevolo penso a te, senza fretta o confusione, e mi s'allarga il sorriso, e canticchio piano una canzone, sbagliando le parole, chè io lo spagnolo mica lo so!
domenica 25 marzo 2012
de finire
L'amore del mio uomo
non vorrà definirmi o etichettarmi,
mi darà aria, spazio,
alimento per crescere ed essere migliore,
come una rivoluzione
che faccia di ogni giorno
l'inizio di una nuova vittoria.
(Gioconda Belli)
L'hai fatto di nuovo. Mi hai definito guardandomi con gli occhi annebbiati dalla paura dell'amore. Mi hai scardinato osso per osso, nervo per nervo, mi hai tolto la pelle e l'anima tutta. Ti sei permesso di non guardarmi ed usare parole cattive.
A una persona innamorata non si indirizza nulla di cattivo, nulla che faccia male, si sta già facendo male da sola, si sta già scardinando da sola osso per osso, nervo per nervo.
Non salvo nulla di te, della tua paura, delle tue parole, del tuo sguardo: hanno fatto male.
Salvo il mio amore per te, la pulizia dei miei sentimenti, la meraviglia delle mie parole per te, la forza che ha avuto questo amore. La salvo per me, per non trovarmi del tutto scarnificata, per camminare in mezzo alla gente, continuare a respirare, incontrare... vivere.
Io ho perso.
Ma hai perso anche tu.
non vorrà definirmi o etichettarmi,
mi darà aria, spazio,
alimento per crescere ed essere migliore,
come una rivoluzione
che faccia di ogni giorno
l'inizio di una nuova vittoria.
(Gioconda Belli)
L'hai fatto di nuovo. Mi hai definito guardandomi con gli occhi annebbiati dalla paura dell'amore. Mi hai scardinato osso per osso, nervo per nervo, mi hai tolto la pelle e l'anima tutta. Ti sei permesso di non guardarmi ed usare parole cattive.
A una persona innamorata non si indirizza nulla di cattivo, nulla che faccia male, si sta già facendo male da sola, si sta già scardinando da sola osso per osso, nervo per nervo.
Non salvo nulla di te, della tua paura, delle tue parole, del tuo sguardo: hanno fatto male.
Salvo il mio amore per te, la pulizia dei miei sentimenti, la meraviglia delle mie parole per te, la forza che ha avuto questo amore. La salvo per me, per non trovarmi del tutto scarnificata, per camminare in mezzo alla gente, continuare a respirare, incontrare... vivere.
Io ho perso.
Ma hai perso anche tu.
martedì 6 marzo 2012
and you might think i'm crazy but
....e a pensarlo.. a pensarlo, che paura. a dirlo, poi. a pochi. ai più faccia da dura testa alta sorriso cinico, sguardo sprezzante. ciglia piene di rimmel bocca rossa - maschera rinnovata, meglio non so fare. molto, non so dire. aspetto di essere lontano da te almeno passi sufficienti per piangere sola. mi nascondo che ancora è buio e si può, la fatica .... che fatica... che fatica!
a dirselo, prima di andare a letto, nell'abitacolo della macchina, l'istante in cui lo sportello sbattendo chiude furoi il mondo "mi manca... mi manca..." accendere una sigaretta e mettere in moto... rimanere in moto, ferma a letto per troppo tempo, ora è passato, sei passato, faccia dura sorriso cinico, "sì, sì, lo lascio andare"... lo lascio andare... potrei svenire di vertigine dal vuoto che lascia una frase del genere... non lo dico, non lo penso... a dirselo, di notte, al buio.... che paura.
sabato 25 febbraio 2012
e tu arrivi con una torta appena fatta (vegana sì sì, però buona!) e mi parli sottovoce.
e io ti scrivo mail senza saperti dire quello che vorrei dirti
e tu mi mandi canzoni da scaricare e mi porti cd da copiare sul mio pc.
e io a teatro ballo, e tu ti avvicini ma non osi, e io mi allontano ballando.
e io quel giorno ho sorriso poi pianto poi sorriso di nuovo.
"oggi sono felice, e non sapevo come dirlo. ciao, fra"
e tu mi rispondi alle due di notte e io non capisco se sei felice anche tu.
e io ti vedo arrivare in punta di piedi poi piano mi dici che "lamedancer è tornata"
allora io scatto albe del nuovo giorno della mia vita,
ti saluto con la mano e ti porto con me
e forse tu non ci sarai, e va bene uguale, perchè alla fine io quello che ti dovevo dire te l'ho detto, perchè alla fine so che saremo abbastanza forti e intelligenti per assolverci, perchè sono rimasta sola e sì sì ho avuto paura, e mica non ne avrò più, però... però il referto medico parla chiaro: e non sei stato tu e non sono stata io , è successo e basta, e adesso la malattia s'è fermata, allora io adesso
io adesso vado
se giri un pò lo sguardo mi trovi:
son lì, che danzo.
I will return here one day
and dig up my bones from the clay
I buried nails and strings and hair
and that old tooth I believe was a bear's
I held my hand in the fire
it burned me down to the wires
blood suckers hide beneath my bed
And black fumes of skin so gently bled
I slept with a cat on my breast
slowing my heart stealing my breath
at sunrise the monkeys will fly
and leave me with pennies in my eyes
I will return here one day
and dig up my bones from the clay
I buried nails and string and hair
and that old tooth I believe was a bear's
at sunrise the monkeys will fly
and leave me with pennies in my eyes
e io ti scrivo mail senza saperti dire quello che vorrei dirti
e tu mi mandi canzoni da scaricare e mi porti cd da copiare sul mio pc.
e io a teatro ballo, e tu ti avvicini ma non osi, e io mi allontano ballando.
e io quel giorno ho sorriso poi pianto poi sorriso di nuovo.
"oggi sono felice, e non sapevo come dirlo. ciao, fra"
e tu mi rispondi alle due di notte e io non capisco se sei felice anche tu.
e io ti vedo arrivare in punta di piedi poi piano mi dici che "lamedancer è tornata"
allora io scatto albe del nuovo giorno della mia vita,
ti saluto con la mano e ti porto con me
e forse tu non ci sarai, e va bene uguale, perchè alla fine io quello che ti dovevo dire te l'ho detto, perchè alla fine so che saremo abbastanza forti e intelligenti per assolverci, perchè sono rimasta sola e sì sì ho avuto paura, e mica non ne avrò più, però... però il referto medico parla chiaro: e non sei stato tu e non sono stata io , è successo e basta, e adesso la malattia s'è fermata, allora io adesso
io adesso vado
se giri un pò lo sguardo mi trovi:
son lì, che danzo.
I will return here one day
and dig up my bones from the clay
I buried nails and strings and hair
and that old tooth I believe was a bear's
I held my hand in the fire
it burned me down to the wires
blood suckers hide beneath my bed
And black fumes of skin so gently bled
I slept with a cat on my breast
slowing my heart stealing my breath
at sunrise the monkeys will fly
and leave me with pennies in my eyes
I will return here one day
and dig up my bones from the clay
I buried nails and string and hair
and that old tooth I believe was a bear's
at sunrise the monkeys will fly
and leave me with pennies in my eyes
domenica 5 febbraio 2012
snowing on absence
La neve copre, e sembra che sotto non ci sia più niente. Ma non è vero.
Non è vero, amico bello e lontano. Non ci credere mai.
martedì 17 gennaio 2012
Mr Gwyn e pensieri in ordine sparso (l'amore ritrovato)
"Rebecca pensò che quell'uomo la amava, solo che non lo sapeva, e non lo avrebbe mai saputo."
O. parla al telefono - quando ha iniziato a squillare, nel caos del ristorante all'ora di pranzo mi ha fatto prima vedere lo schermo dove compariva il suo nome. La tazzina di caffè tremava un pò, caffè d'orzo lungo, mi guardavo intorno, quando ha detto "sì te la saluto" ho allungato d'istinto una mano verso il telefono, d'istinto ho detto "passamelo", un filo di rabbia nella voce ma forse era solo voglia di piangere. La sua voce dopo quasi un mese, scherzavamo sulle nostre ultime parole scritte, ci prendevamo in giro, ridevamo, ho adorato restare in quella risata continua e calma.
"cosa fai?" era la domanda più irrilevante che potessi fargli, ma lui mi ha risposto:
vado a bologna con L., andiamo in giro per negozi e poi al cinema a vedere un film in lingua originale.
la mia voce mantiene l'aplomb lontana di una vecchia amica - "che bello!" - vorrei solo mettermi a piangere mentre premo forte una mano sull'orecchio per nascondere i suoni del mondo intorno, premo troppo, mi faccio male.
mi chiede se mi serve qualcosa da bologna, so che la voce mi si sta spezzando allora rido soffocata, prendo fiato, lui continua "dalla feltrinelli international?" - io premo forte forte la mano sull'orecchio, devo trovare un dolore che superi l'altro, distrarmi dal ricordo di noi due che ci aggiriamo alla feltrinelli uscendo da lì pieni di libri in inglese.
"no, no grazie"
in questi giorni non sono i ricordi spietati - quelli che tengono in piedi ripetendosi mai più - ma quelli dolci, ad arrivare alla memoria accompagnandomi nelle ore nei minuti nei giorni di questo mio tempo. sono le mani nei capelli, gli abbracci, gli sguardi, gli occhi dritti negli occhi.
mi viene da pensare: come si può fuggire con così tanta tenacia e spavento se non si è provato qualcosa di molto forte?
in questi giorni, non riesco a credere nel non amore, smontando tutti i mesi che sono passati, mentre convincendomi del contrario ricostruivo una casa crollata.
poi, mi capita un libro che parla esattamente di questo. come ho già detto, ieri ho lasciato che fino all'ultima riga mi ribaltasse dentro, ribaltasse tutta la costruzione, tutta me, tutti i pensieri, tutto il "lavoro".
l'ho riposto con cura nella libreria, non appena finito, un gesto veloce e pulito, il dorso della copertina con quel suo colore così neutro da sembrare quasi invisibile.
"Si alzò e cercò un gesto da fare. Qualcosa di semplice. Prese a riordinare i libri che giacevano un pò dappertutto, in giro per la casa. Intanto pensava alla tardiva dolcezza di Jasper Gwyn, rigirandosela nella mente, nel piacere di osservarla da ogni lato. Lo faceva nella luce di una felicità strana, che non aveva mai provato, e che pure, le parve, aveva portato con sè per anni, aspettandola. le sembrò impossibile essere riuscita a fare altro, in tutto quel tempo, che custodirla e nasconderla. Di cosa siamo capaci, pensò. Crescere, amare, fare figli, invecchiare - e tutto questo mentre anche siamo altrove, nel tempo lungo di una risposta non arrivata, o di un gesto non finito. Quanti sentieri, e a che passo differente li risaliamo, in quello che sembra un unico viaggio."
(A.Baricco - Mr. Gwyn)
O. parla al telefono - quando ha iniziato a squillare, nel caos del ristorante all'ora di pranzo mi ha fatto prima vedere lo schermo dove compariva il suo nome. La tazzina di caffè tremava un pò, caffè d'orzo lungo, mi guardavo intorno, quando ha detto "sì te la saluto" ho allungato d'istinto una mano verso il telefono, d'istinto ho detto "passamelo", un filo di rabbia nella voce ma forse era solo voglia di piangere. La sua voce dopo quasi un mese, scherzavamo sulle nostre ultime parole scritte, ci prendevamo in giro, ridevamo, ho adorato restare in quella risata continua e calma.
"cosa fai?" era la domanda più irrilevante che potessi fargli, ma lui mi ha risposto:
vado a bologna con L., andiamo in giro per negozi e poi al cinema a vedere un film in lingua originale.
la mia voce mantiene l'aplomb lontana di una vecchia amica - "che bello!" - vorrei solo mettermi a piangere mentre premo forte una mano sull'orecchio per nascondere i suoni del mondo intorno, premo troppo, mi faccio male.
mi chiede se mi serve qualcosa da bologna, so che la voce mi si sta spezzando allora rido soffocata, prendo fiato, lui continua "dalla feltrinelli international?" - io premo forte forte la mano sull'orecchio, devo trovare un dolore che superi l'altro, distrarmi dal ricordo di noi due che ci aggiriamo alla feltrinelli uscendo da lì pieni di libri in inglese.
"no, no grazie"
in questi giorni non sono i ricordi spietati - quelli che tengono in piedi ripetendosi mai più - ma quelli dolci, ad arrivare alla memoria accompagnandomi nelle ore nei minuti nei giorni di questo mio tempo. sono le mani nei capelli, gli abbracci, gli sguardi, gli occhi dritti negli occhi.
mi viene da pensare: come si può fuggire con così tanta tenacia e spavento se non si è provato qualcosa di molto forte?
in questi giorni, non riesco a credere nel non amore, smontando tutti i mesi che sono passati, mentre convincendomi del contrario ricostruivo una casa crollata.
poi, mi capita un libro che parla esattamente di questo. come ho già detto, ieri ho lasciato che fino all'ultima riga mi ribaltasse dentro, ribaltasse tutta la costruzione, tutta me, tutti i pensieri, tutto il "lavoro".
l'ho riposto con cura nella libreria, non appena finito, un gesto veloce e pulito, il dorso della copertina con quel suo colore così neutro da sembrare quasi invisibile.
"Si alzò e cercò un gesto da fare. Qualcosa di semplice. Prese a riordinare i libri che giacevano un pò dappertutto, in giro per la casa. Intanto pensava alla tardiva dolcezza di Jasper Gwyn, rigirandosela nella mente, nel piacere di osservarla da ogni lato. Lo faceva nella luce di una felicità strana, che non aveva mai provato, e che pure, le parve, aveva portato con sè per anni, aspettandola. le sembrò impossibile essere riuscita a fare altro, in tutto quel tempo, che custodirla e nasconderla. Di cosa siamo capaci, pensò. Crescere, amare, fare figli, invecchiare - e tutto questo mentre anche siamo altrove, nel tempo lungo di una risposta non arrivata, o di un gesto non finito. Quanti sentieri, e a che passo differente li risaliamo, in quello che sembra un unico viaggio."
(A.Baricco - Mr. Gwyn)
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